re design calabria
osservatorio

Alfredo Pirri

Alfredo Pirri
artista
http://www.alfredopirri.com
 

Può parlarci di "Piazza", l'opera che ha realizzato nel Museo di Reggio Calabria? Quali sono i suoi tratti essenziali?

Nel tiolo dell'opera è racchiusa la finalità del lavoro. Lo spirito che ho voluto sottolineare, attraverso questo titolo attiene al senso di un'operazione fondativa e civile nel senso ampio della parola. Con quest'opera (che dialoga strettamente con l'architettura dell'edificio e con lo spazio urbano al suo esterno) si è realizzata una nuova Piazza, un pezzo di città che prima non c'era. Un luogo aperto a tutti, molto più, quindi, del cortile interno di un palazzo al servizio delle attività conservative come prima era. Attraverso l'architettura e l'arte si è regalato alla collettività una spazialità, una luminosità e quindi un respiro prima inesistente. Questo luogo nuovo, è una piazza e un palcoscenico dentro cui muoversi, stare, guardare e talvolta assistere al miracolo di tre tende che si alzano come un sipario per mostrare i protagonisti di questa «messa in scena» tre dei gioielli custoditi nelle stanze del museo: le due sculture denominate affettuosamente Bronzi di Riace e la Testa del filosofo. Fin dall'inizio non ho immaginato il mio lavoro come qualcosa da sovrapporre all'architettura, bensì ho cercato un dialogo con essa che si spingesse fino a un'integrazione ai limiti della mimesi, nella direzione più radicale e autentica del termine, cioè qualcosa che si manifesta in «continuità», ovvero che vive in armonia col soggetto con cui si confronta. Un'armonia scambievole, in cui il soggetto (l'opera) e il suo contesto (l'architettura) si combinano senza gerarchie. Vorrei sottolineare come un dialogo tanto intimo fra arte e architettura sia stato qui possibile in virtù di un'architettura (quella del gruppo ABDR) che non vuole imitare l'arte e di un'arte (la mia opera) che non recita la parte destinata all'architettura bensì la guarda come l'allegoria di un mondo ampio e perfetto restituendocene il sogno. La mia opera è nata dall'esigenza di pensare un'opera monumentale che allo stesso tempo non spicchi in modo esagerato dal contesto, non se ne allontani del tutto facendone uno sfondo sul quale stagliare nettamente una figura «artistica», ma invece si affidi fiduciosa allo sfondo allontanandosene lievemente quasi accarezzandolo e creando, con questo distacco, in questo respiro, un piccolo e delicato disequilibrio.

Lei è un'artista che ha realizzato diversi interventi in luoghi della storia della cultura e del patrimonio artistico italiano. Come affronta progetti di questo tipo?

Se la solitudine creativa è lo sfondo sul quale collocare l'opera d'arte e l'operare dell'artista, è conseguente pensare che l'auto-committenza sia di gran lunga l'unica committenza possibile. Sono io a pormi fuori di me, a farmi cosa pubblica e commissionarmi l'opera che, quando completata, sarà di patrimonio pubblico non più "privato". Questo accade anche nei casi in cui la richiesta è realmente "pubblica". Progettare un luogo che dialoga col passato è occasione per uscire da quella visione privata entro la quale si forma l'immagine artistica, o meglio per farne emergere in maniera esemplare i suoi tratti collettivi. Mi trovo sempre a dover affrontare in modo intuitivo, solitario, addirittura emozionale questioni grandi che hanno a che vedere con la sopravvivenza del passato e che creano delle domande: Ha il lavorare in faccia al pubblico il potere di fondare un significato differente? Addirittura celebrativo? Oppure l'ultima ostia, come l'ultima immagine, che abbiamo tentato d'ingoiare ci è rimasta in gola rifiutandosi di sciogliersi e impedendoci di sentirci ancora in comunione?

In che modo l'innesto/incontro tra contemporaneo e storia può modificare, rivitalizzandola eventualmente, la relazione che il nostro Paese ha con il proprio patrimonio artistico e culturale?

L'ho accennato prima, l'opera d'arte è come l'ostia consacrata. Non si deve masticare con violenza, bisognerebbe darle il tempo di sciogliersi a contatto della lingua, più precisamente sotto la lingua in quel tratto segreto tanto poco usato, più sensibile al contatto sottile. Quel contatto ci rimane in mente, forma la memoria dando a quel gesto il senso d'un mistero che si compie in noi. Finalmente qualcosa che ci appartiene nel modo più intimo e che però aspira a metterci in contatto. Il tempo, brevissimo, che impiega la sottile ostia per sciogliersi ci appare infinito, anzi, ci apre all'infinito. Ci offre la percezione "corporea", il sentimento "effettivo" della durata e della permanenza in noi di qualcosa che accade fuori di noi. La sua "assunzione" ci apre ad una differente visione del tempo, forse più vicino a quello intuito dai grandi scienziati-filosofi, al fatto cioè che il tempo è una funzione dello spazio e non viceversa. Quindi spazi differenti nell'opera non possono che dar vita a tempi altrettanto diversi. Non esiste "La Memoria" ma "Le Memorie", esse tendono a sovrapporsi fino al punto di accumularsi e mischiarsi fra loro. Forse ha ragione lo scrittore Yukio Mischima quando al termine della sua (monumentale) trilogia fa dire ad un suo personaggio: "…la memoria è lo specchio degli inganni…" essa si trasmette a noi con la stessa in-fedeltà di un cumulo di specchi rotti, ognuno di questi è stato, in passato, veritiero, ci ha mostrato un pezzo di mondo per intero e, forse, un pezzo di verità; ma una volta messo da parte e rotto e accumulato in quel vano che chiamiamo memoria si va a formare il cumulo di frammenti che brilla orientandosi alla luce in maniera scomposta, ingannevole. Allora la "durata" non è da cercare nella memoria, se non in frammenti, ciò che dura è la percezione di un attimo d'infinito che ci regala la visione di un opera d'arte.

Alfredo Pirri

Leonardo Sonnoli
designer
http://www.sonnoli.com
 

Ci può presentare il progetto di identità visiva del Nuovo Museo di Reggio Calabria?
Come è nato? quali criteri creativi e progettuali ha sviluppato?

Per gli straordinari contenuti della raccolta museale e seguendo l'idea di disegnare un linguaggio visivo per l'identità dei beni archeologici della Calabria – e quindi non solo per il sito reggino – il nostro principale punto di riferimento è stato proprio il cambiamento e il meticciamento del linguaggio e dell'alfabeto delle popolazioni native calabresi nel momento in cui è avvenuto l'insediamento del popolo greco. Ci siamo soffermati proprio sul principio di coesistenza delle due culture e della sua traduzione attraverso lo strumento fondamentale di comunicazione che è l'alfabeto. Da qui, sfruttando le più evolute possibilità dei software di creazione e disegno di alfabeti, abbiamo progettato un font che si modifica durante la scrittura, usando diversi glifi per la stessa lettera. Il prevalente lavoro sulla scrittura ha avuto anche come riferimento l'esempio delle decorazioni piacentiniane dell'edificio.

Uno degli obiettivi di redesigncalabria è quello di avvicinare l'universo giovanile e il patrimonio artistico e culturale. Secondo lei come si può gettare un ponte tra questi due universi attualmente apparentemente inconciliabili?

Questo è un compito molto specifico di cui non mi occupo. Nella mia esperienza ho sempre collaborato a dare forma a idee specifiche che riguardano la didattica. Quindi più della forma.
Ma alla luce di queste esperienze penso che, ad esempio, quando ci si rivolge alle giovani generazioni non bisogna essere "giovanilisti" a tutti i costi o ritenere che "i giovani" non capiscano o non apprezzino le forme più minimali.
E poi, in fondo, il sistema comunicativo e identificativo realizzato per il Museo di Reggio Calabria, fatto con un font nuovo e innovativo nell'uso, vuole proprio portare nel contemporaneo il passato.

A quali paesi Europei, a quali esperienze e progetti guardare come riferimento rispetto alle tematiche di interesse di redesign (il design e i beni culturali; i giovani e il patrimonio culturale)?

Ci sono innanzitutto i programmi rivolti ai giovani, promossi da istituzioni culturali come:
- a Londra la Tate Modern e lo Science Museum;
- a Parigi il centre Pompidou;
- a Venezia Palazzo Grassi.
Ma credo, soprattutto, che per un paese come l'Italia, che ha avuto (e talvolta ha) una eccellente qualità nel design, lo sguardo deve essere rivolto più che verso l'alto, il Nord Europa, verso dietro, verso cioè il nostro passato, verso la nostra storia, perchè è li che sta il nostro futuro.

leonardo sonnoli
15.11.2012

Alfredo Pirri

Simonetta Bonomi
Soprintendente Beni Archeologici
della Calabria
 

> il Nuovo Museo di Reggio Calabria è al centro di una serie di interventi – il progetto di Abdr, l'intervento di Pirri, redesigncalabria con il progetto di identità visiva – che ne fanno un caso unico in Italia.
Come vive un'archeologa, al centro di questi incroci in quanto direttore del museo, questa situazione?

Si tratta, senza ombra, di dubbio di una straordinaria esperienza professionale, ma pure di un'occasione preziosa di crescita culturale e umana

> il progetto di identità e di segnaletica, realizzato da Leonardo Sonnoli, nell'ambito del progetto redesign calabria, in che rapporto sarà con la nuova sistemazione museale?

Sarà un supporto fondamentale della comunicazione e un elemento di identificazione del museo, benché si ispiri ad alfabeti italici contrastanti, anche storicamente, con la Magna Grecia.

Alfredo Pirri

Mario Caligiuri
Assessore alla Cultura
Regione Calabria
 

> Il progetto re.designcalabria, promosso dalla Regione Calabria nell'ambito delle attività di "Sensi Contemporanei", presenta un'originale metodologia di intervento nel sistema di promozione e valorizzazione del Patrimonio culturale e artistico regionale. È una formula che intendete applicare in altri contesti o progetti?

Appena vedremo l'insieme dei prodotti realizzati e il gradimento del pubblico, valuteremo. Ovviamente a noi certo non sfugge l'importanza di un design innovativo e coinvolgente, ma appunto deve essere tale. Da quello che finora ho visto, mi sembra, però, che siamo sulla buona strada.

> Una delle azioni di re.designcalabria prevede la realizzazione di un laboratorio didattico progettuale "delab", in cui i partecipanti, guidati dagli autori del sistema di identità del Museo di Reggio Calabria, sono coinvolti in un processo formativo che darà come output un analogo progetto per l'area archeologica di Sibari.
Un approccio che agisce sia sulla qualità del capitale umano, sia sulla qualità complessiva del patrimonio culturale regionale. Crede che questo possa essere uno dei modelli possibili per l'alta formazione regionale?

Sia la valorizzazione del capitale umano che la valorizzazione del grande patrimonio culturale sono quotidianamente all'attenzione della Regione Calabria. In linea teorica, tra le varie scelte possibili per l'alta formazione potrebbe anche esserci quella legata al design. Infatti, secondo me, anche quest'area potrebbe essere inserita nella programmazione dell'alta formazione per il periodo 2014-2020. Ma occorrerà appunto verificare le effettive ricadute occupazionali dell'investimento, mentre quelle culturali non possono non esserci.

5.12.2012